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Antibiotici e virus: la confusione è anche in chi comunica

affissione-HPV_retro1Nei giorni scorsi la Commissione Europea ha pubblicato il rapporto Eurobarometer sulla percezione dei cittadini dell’Unione in merito agli antibiotici. I risultati sono abbastanza sconfortanti. Uno su tutti: più di una persona su due non è a conoscenza che questi farmaci sono totalmente inutili contro i virus. Una differenza, quella tra batteri –il vero bersaglio degli antibiotici- e virus, inspiegabilmente difficile da fare entrare in testa. Se per il cittadino comune la non conoscenza è parzialmente giustificata, risulta inammissibile per chi si occupa di salute. Di esempi a riguardo, recentissimi, ce ne sono molti.

Se per quanto riguarda il ministro Lorenzin si è trattato “spero” di un lapsus (leggi qui), stessa cosa non si può dire per Raffaella Docimo, presidente della Società italiana di odontoiatria pediatrica, che in un articolo su Corriere (mai corretto nonostante le segnalazioni) a firma di Margherita De Bac parla del virus Streptococcus mutans (è un microrganismo) come causa della carie. Ma gli errori non finiscono qui. Anche l’occhio vuole la sua parte.

In questi giorni sui vagoni della metropolitana di Milano compare una campagna in favore della vaccinazione per l’HPV, un virus che può portare allo sviluppo del cancro della cervice uterina. Iniziativa lodevole, promossa da Donneinrete.org con il sostegno di Sanofi Pasteur MSD, condita da un errore grossolano. Nella brochure informativa l’immagine scelta per l’occasione non ha nulla a che fare con il virus ma rappresenta una piastra di laboratorio contenente microrganismi. Una recente indagine afferma che per trovare lavoro una delle lauree più gettonate è quella in “comunicazione”. Sappiamo però cosa stiamo comunicando? Io ho sempre più dubbi.

p.s il post potrà risultare saccente ma proprio Eurobarometer afferma che laddove le persone sono più informate l’abuso di antibiotici è minore.

p.p.s alcuni hanno sottolineato che il termine microrganismo può essere riferito anche ai virus. Io, per semplicità e per non ripetermi, uso microrganismo per indicare i batteri. I virus li chiamo virus, punto.

 

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Aids: anche i cellulari hanno un ruolo nella sua diffusione

iStock_000014661491XSmallSabato si è celebrata l’annuale ricorrenza della giornata mondiale contro l’AIDS. Le novità non sono poi molte… Vaccini all’orizzonte non ce ne sono ancora e la terapia farmacologica resta l’unica reale cura. Di passi da gigante però ne sono stati fatti moltissimi: agli inizi degli anni ’90 la diagnosi equivaleva ad una condanna a morte. Oggi, grazie alla ricerca, è possibile cronicizzare la malattia e l’aspettativa di vita media è paragonabile quasi a quella delle persone sane. Non solo, se prima le terapie prevedevano l’assunzione di svariate pastiglie durante l’arco della giornata, oggi con meno effetti collaterali è possibile assumerne un numero decisamente inferiore. Quello che invece deve spaventare e il progressivo abbassamento della guardia che potrebbe vanificare quanto di buono fatto sino ad ora: in Italia si calcola che il 20-25% delle persone sieropositive non sa di esserlo. Cambia anche l’identikit del malato medio: a differenza del passato, dove era il “tossico” il malato tipo, ora è l’uomo di mezza età. Ma forse, la notizia che merita di essere segnalata maggiormente in quanto pericolosa “curiosità”, riguarda il rapporto tra mezzi di comunicazione e diffusione dell’HIV. Dall’India giunge voce che il telefono cellulare sarebbe in grado di propagare l’infezione. Una bufala, un pesce di aprile? Nulla di tutto ciò. Oggi in Italia, ricchi e poveri, tutti possediamo un telefonino. In India, paese che ha fatto tantissimo per porre freno all’epidemia, tutto si potrebbe vanificare per colpa dei cellulari. Uno studio l’ha dimostrato. Il motivo? Le prostitute che esercitano nei bordelli (dove uno standard minimo di controllo esiste) ora che il cellulare è alla portata di chiunque possono organizzare gli appuntamenti in maniera del tutto autonoma. Minor controllo, maggior propagazione del virus.