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Meningite: sintomi, cause e vaccini da fare

Che cos’è la meningite?

La meningite è una infiammazione del rivestimento del sistema nervoso centrale (cervello e midollo) detto meninge. Esistono forme batteriche e virali, entrambe possono essere mortali. Le più temibili sono quelle di origine batterica provocate da pneumococco o da meningococco. Quest’ultimo esiste nelle varianti A,B,C,Y e W135. Tra i meningococchi più diffusi in Europa ci sono il B e il C. Quest’ultimo è il responsabile dei recenti casi in Toscana e delle studentesse milanesi.

Quali sono i sintomi?

Nella prima fase della malattia, ovvero nelle prime 7-10 ore, i sintomi sono quelli di una normale influenza. Dopo 10 ore le manifestazioni cominciano a caratterizzarsi: mal di testa molto intenso, rigidità del collo e febbre elevata. Nell’ultima fase, tra le 20 e le 36 ore, si presentano i sintomi gravi e tipici della meningite: perdita di conoscenza, convulsioni, macchie sul corpo.

Quante persone colpisce?

In Italia si registrano circa mille nuovi casi ogni anno e tre su 10 riportano esiti gravi e permanenti. Malgrado i progressi della medicina nella rianimazione e nell’assistenza al paziente, la mortalità non è diminuita e circa il 10% delle persone ammalate perde la vita. Il 50-60% guarisce completamente, mentre il 30% sopravvive riportando conseguenze anche molto gravi (15 bambini su 100 hanno complicanze così gravi da richiedere protesi acustiche o degli arti, cicatrici invalidanti, seri problemi alla vista, deficit neuro-motori) con un costo umano, sociale e sanitario altissimo. La maggior parte dei decessi porta la firma del meningococco C.

Come si trasmette?

Il contagio avviene per via aerea ma occorre un contatto molto ravvicinato. Il contagio può avvenire anche da un portatore sano del batterio, una condizione che in Italia riguarda circa il 15% della popolazione. Sembrerebbe essere questo il caso delle studentesse di Milano, venute a contatto in università con un individuo portatore sano.

Come si previene?

La prevenzione avviene tramite il vaccino. Ad oggi esistono vaccini specifici per la meningite da Haemophilus influenzae di tipo B, per quelle da pneumococco e per quelle da meningococco (A, B, C, Y, W 135). Dal 2005 il vaccino contro il meningococco di tipo C rientra tra i vaccini raccomandati e dunque gratuiti. Viene somministrato tra il dodicesimo e il quindicesimo mese di vita.

Chi si deve vaccinare?

Sebbene sia importante seguire l’apposito calendario è possibile vaccinarsi contro la meningite a qualsiasi età. Il vaccino è raccomandato soprattutto per i bambini e gli adolescenti. In questa fascia di età (14-25) l’incidenza della meningite è massima. Secondo gli esperti l’ideale sarebbe avere una copertura vaccinale dell’85%. In questo modo, attraverso l’immunità di gregge, si ridurrebbe drasticamente la circolazione del batterio

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Vaccini e autismo: storia dell’ennesima non notizia

vaccino_bambinoLa presunta relazione tra somministrazione del vaccino trivalente e sviluppo dell’autismo è una bufala. Siamo stanchi di ripeterlo. Proprio per la complessità dei sintomi è difficile stabilire una vera e propria causa scatenante l’autismo. Mentre la ricerca procede per piccoli passi qualcuno ha pensato di risolvere la questione “autismo” con spiegazioni semplicistiche e prive di riscontro scientifico. E’ questo il caso di Andrew Wakefield, ex-medico inglese che in un controverso e poco chiaro studio del 1998 effettuato su 12 bambini mise in relazione alcuni disturbi intestinali associati all’autismo e il vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia). Risultati palesemente falsificati – come dimostrato da un’inchiesta giornalistica – ritirati ufficialmente nel 2010 da The Lancet, la rivista che aveva pubblicato lo studio. Fine della storia.

Oggi, 1 giugno 2016, diversi quotidiani riportano la seguente notizia: «La Procura di Trani ha stabilito che non vi è correlazione tra l’autismo e la somministrazione del vaccino pediatrico trivalente non obbligatorio contro morbillo, parotite e rosolia». Il vero problema è che non siamo di fronte ad un pesce di aprile. C’è qualcuno che nelle calde e affollate aule di un tribunale italiano ha portato avanti per anni un’indagine inutile in partenza. Ma non è finita. Ringraziando il cielo che i solerti burocrati abbiano ribadito un’ovvietà, la procura -per farsi notare ulteriormente- sembrerebbe aver messo in discussione le modalità di accesso ai vaccini. Una tirata di orecchie all’Organizzazione Mondiale della Sanità in piena regola. La perla -spero si tratti di un errore- è la seguente: «prima di eseguire le vaccinazioni sembra razionale eseguire alcuni esami ematochimici nei soggetti a rischio e, in particolare, nei bambini piccoli, in modo da avere qualche elemento in più per capire se sono nella condizione di sopportare lo stress immunitario delle vaccinazioni senza rischi gravi per la salute».

Se fosse confermata questa presunta presa di posizione da parte dei consulenti (figura anche Giovanni Rezza dell’ISS) già mi immagino come verranno stravolte le notizie riguardanti i vaccini da oggi in poi. Con questa “uscita” gli “esperti” della procura hanno fornito un assist formidabile ai complottisti antivaccinisti vanificando, di fatto, il pronunciamento sulla bufala. L’equazione è molto semplice: «lo dicono anche i consulenti della procura, i vaccini possono essere pericolosi. Non tutti i bambini li sopportano». Non faccio questo mestiere da molti anni ma una cosa credo di averla imparata. Compito di chi si occupa di fare informazione è quello di filtrare e contestualizzare le notizie. Fornire degli strumenti affinché il lettore sia in grado di potersi fare un giudizio. La notizia della procura, in sé, può anche essere data raccontando però dell’assurdità dell’iter. Di certo non si tratta di una notizia da collocare in apertura di sito. La presunta tirata di orecchie (spero si tratti di un errore o di un mancato approfondimento) sulle inadeguate linee guida dell’OMS invece è da prendere e buttare nel cestino. Che un bambino debba essere valutato prima di accedere al vaccino è prassi consolidata (non a caso si rimanda la vaccinazione in caso di febbre o malattie in atto). Esami di screening non ne esistono. Ribadire questo concetto può anche avere senso tra gli addetti ai lavori ma, nel tritacarne del giornalismo copia-incolla, questa sfumatura rischia di non essere colta dal grande pubblico e l’equazione “i vaccini sono dannosi” è dietro l’angolo. Ecco perché le raccomandazioni dei consulenti non solo hanno poco senso (la valutazione del bambino già avviene) ma “buttate” sul giornale sono molto pericolose.

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Latte, autismo e cancro: la bufala è servita

Vaccini addio. Questa volta ce la prendiamo con il latte, quello che causa l’autismo, i tumori, la sterilità… Sul web si legge di tutto. In televisione idem. Medici improvvisati, grandi estimatori delle dieta del gruppo sanguigno, lo etichettano come il “male”. Eppure la scienza, quella fatta con criterio -e per questo richiede tempo-, non dice esattamente questo. Ai “re” della condivisione facile dei link su Facebook consiglio di leggere lo “Speciale Latte” realizzato da me e dal collega Fabio Di Todaro. Così, per parlare con cognizione di causa:

L’autismo fra falsi colpevoli e verità

Latte e cancro: cosa ne sappiamo?

La dieta dei gruppi sanguigni: un falso scientifico

autismo, vaccini

Autismo: presente e futuro della ricerca. E non solo

autismofotoOggi è la Giornata Mondiale dell’Autismo. Una malattia troppo spesso associata alle vaccinazioni pediatriche. Un falso scientifico, una frode bella e buona. Tutto a discapito di quelle famiglie che con la malattia devono convivere. Partendo da questa osservazione ho realizzato un articolo sulla malattia, sulle prospettive attuali di cure e su quelle future. Non solo, cosa può e deve fare un genitore? In poche righe ho cercato di condensare tutto quello che si sa oggi sull’autismo. Per leggere il mio pezzo su La Stampa, clicca qui

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Cocaina: un vaccino per dire basta?

Da un mio articolo su ilsussidiario.net (link all’originale)

Il mercato della droga, e in particolare quello della cocaina, è uno di quei settori che non ha risentito particolarmente della crisi economica. Nell’ultimo anno infatti sono circa quattro milioni gli europei che l’hanno consumata almeno una volta. Nella classifica stilata dall’Osservatorio Europeo delle droghe e tossicodipendenze l’Italia occupa tristemente il terzo posto dietro a Spagna e Regno Unito.

In un articolo pubblicato su questa testata lo scorso maggio illustrammo uno studio volto a ridurre gli effetti devastanti associati all’assunzione di questa droga. L’approccio prevedeva l’utilizzo di enzimi, ingegnerizzati in laboratorio, in grado di metabolizzare a grande velocità la cocaina per trasformarla in un prodotto meno tossico nelle persone in overdose. Un approccio sicuramente valido ma che non risolveva però il problema alla radice.

Una delle strategie che potrebbero invece portare a risultati migliori sotto questo aspetto è la creazione di un vaccino anti-cocaina. Proprio in quest’ottica si è mosso il gruppo di ricerca del professor Ronald Crystal del Weill Cornell Medical College di New York. In uno studio pubblicato dalla rivista Molecular Therapy i ricercatori statunitensi sono stati in grado di rendere immuni alla cocaina degli animali da laboratorio. Ciò è stato possibile creando un vaccino contenete una molecola dalle caratteristiche simili alla cocaina.

In particolare il vaccino utilizzato nei topi è stato capace di indurre una risposta immunitaria che ha sequestrato e inattivato la cocaina ancor prima che essa arrivasse al sistema nervoso centrale. Il risultato è di fondamentale importanza poiché la cocaina agisce a livello cerebrale mediando il rilascio dei neurotrasmettitori ed è proprio in questa sede che causa gli effetti più devastanti.
Dal punto di vista scientifico è interessante sottolineare come è stato possibile creare il vaccino in questione. Esso è infatti stato assemblato a partire da un adenovirus, come quello classico che causa il raffreddore, unito a una molecola simile dal punto di vista strutturale alla cocaina.

Una volta che il vaccino è stato iniettato la porzione costituita dall’adenovirus ha attivato la risposta del sistema immunitario specifica contro il virus. Così è avvenuto anche per l’analogo della cocaina poiché associato fisicamente al virus. Una volta attivata la risposta immunitaria la produzione di anticorpi ha fatto in modo che la cocaina assunta successivamente al vaccino venisse neutralizzata. Nello studio appena pubblicato la durata dell’immunizzazione nel topo è stata di circa 13 settimane.

Secondo quanto dichiara l’autore della ricerca, il vaccino probabilmente non richiederà sforzi eccessivi nella messa a punto e potrà rapidamente essere testato sull’uomo. Non solo, l’approccio utilizzato potrebbe essere utile anche nel trattamento di dipendenze diffuse come quella da nicotina, eroina e più in generale in quelle da consumo di sostanze oppiacee.
Senza dimenticare che tutto questo riguarda il versante strettamente tecnico di un problema che ha ben altri risvolti e una serie di cause profonde che non possono essere ignorate né bypassate con una pur geniale molecola.