Prato dimentica le proprie origini

Schermata 2014-09-09 a 23.51.01Una scena del genere non era riuscito ad immaginarla nemmeno Guareschi nel suo Don Camillo. A Prato invece tutto è possibile. Proprio tutto. Un esempio? Celebrare il compleanno della Beata Vergine Maria il 9 settembre anziché l’otto. Un’impresa che non era riuscita mai a nessuno. Colpa del prolungarsi del corteggio storico, dicono. E così, dopo decenni, accade che l’ostensione del sacro cingolo della Madonna -appuntamento simbolo della città di Prato- viene relegata ad evento di serie B, alle ore 00:30 del giorno successivo, in una piazza del Duomo quasi deserta e con il vescovo costretto ad accelerare il suo discorso.

Una situazione assai spiacevole che non è frutto solamente di manifesta incapacità organizzativa. Sono cose che capitano, verrebbe da dire. Invece no. Quel che è accaduto non è altro che lo specchio della società in cui viviamo. Una società che si vergogna delle proprie origini, che vuole cancellarle perché potrebbero offendere qualcuno. Meglio allungare il corteggio storico con esibizioni e canti che di pratese hanno ben poco. Quelle sì che sono tradizioni. Per la predica del vescovo e l’esibizione di un pezzo di stoffa della dubbia provenienza c’è tempo…

Credenti o meno, chiunque abbia passato qualche anno a Prato sa benissimo quanto la città sia legata all’ostensione del sacro cingolo. Quanto è successo non è da archiviare con un banale “ci siamo organizzati male”. Fossimo stati in un film Don Camillo, per non fare sgarbo alla Madonna, sarebbe salito sul campanile e avrebbe tirato indietro le lancette dell’orologio. Poi avrebbe lanciato qualche panca della chiesa contro i responsabili del ritardo. Peppone avrebbe capito e il giorno successivo sarebbe andato ad accendere un cero alla Madonna. E a Prato?

Tragedia di Prato: come montare una notizia

Per dare una notizia ci sono 10 mila modi differenti. Un concetto particolarmente evidente ieri pomeriggio. La news è scarna: bambino di 11 anni muore lungo il percorso della gita organizzata dall’oratorio estivo. Chi di voi ha fatto l’esperimento di consultare i principali siti di informazione per farsi un’idea più dettagliata di quanto successo?

Se siete tra questi vi sarete accorti di quanto sia stata montata la notizia. Il meglio forse l’ha dato il Corriere della Sera. Dai titoli sembrava un’ecatombe: decine di bambini che marciano, poverini, sotto il sole cocente e in condizioni di completa disidratazione. Malori continui, organizzatori incoscienti, gita su una montagna impervia e pericolosissima. Addirittura ci scappa il morto. Poi vai a ben vedere e quella gita, che si fa tutti gli anni e che potrebbe tranquillamente fare anche un pensionato con uno stile di vita sedentario, non ha causato nemmeno un ricovero tra i partecipanti.

Non solo, i bambini, ignari di quanto tragicamente accaduto, raccontano divertiti dell’esperienza sull’elicottero. Una gita come tante, bambini grassi e stanchi, gente che suda e con voglia di camminare pari a zero. Le abbiamo vissute tutti queste esperienze. Questa è la realtà, quella del giornale è un’altra. Forse per fare notizia, per la smania di montare il caso.

Non inferiore al Corriere è stata Repubblica: memorabile la video intervista, con tanto di oscuramento del volto, ad un piccolo partecipante. E’ giusto da parte di un giornalista, dopo un fatto sconvolgente del genere, chiedere ad un bambino la sua versione dei fatti? Fin dove ci si deve spingere per avere un video online più degli altri? Fortunatamente tanti altri giornali si sono attenuti alla realtà… Magari con qualche click in meno.