biopsia liquida, diagnosi precoce, giornalismo, iset, lotta al cancro

Il cancro è una cosa seria. Iset, l’analisi del sangue per trovare i tumori, un po’ meno

Oggi nessun esame del sangue può essere utilizzato per fare diagnosi precoce di cancro. Non ci riesce Iset e non ci riescono la miriade di test simili messi a punto nei laboratori di mezzo mondo. Eppure da diverse settimane in molti organi di informazione (“Otto e mezzo” su La7, “Corriere della Sera” e “Porta a Porta” in Rai) non si fa altro che parlare della miracolosa tecnica Iset (Isolation by Tumor Size), messa a punto dall’oncologa italo-francese Patrizia Paterlini-Bréchot, che consentirebbe si scovare la presenza di un tumore attraverso un semplice esame del sangue. Un’esposizione mediatica non indifferente che ha sortito diversi effetti come, ad esempio, la nascita di petizioni online che chiedono al Ministero di poter erogare gratuitamente il test per ogni cittadino.

ISET, UN TEST “VECCHIO” ANCORA DA VALIDARE

Scoperta rivoluzionaria o abile mossa di marketing? Decisamente la seconda. Tutto questo interesse da parte dei “giornalisti” nasce essenzialmente dal fatto che l’oncologa italo-francese ha appena pubblicato con Mondadori il libro “Uccidere il cancro“. Un volume in cui narra la sua storia e, in particolare, come grazie al suo test potremo arrivare a diagnosticare il cancro con largo anticipo grazie ad un semplice prelievo di sangue. Il concetto che emerge prepotentemente nel libro è il seguente: Iset è in grado di individuare la presenza di cellule tumorali all’interno del sangue addirittura diversi anni prima che il tumore sia visibile con le attuali tecniche diagnostiche. Un messaggio che non è assolutamente supportato da evidenze scientifiche. Non solo, andando a ben vedere Iset pare essere una tecnica già vecchia, con dei forti limiti, e molto poco utile rispetto ad alcuni test oggi in sperimentazione. Ecco i 3 principali limiti della tecnica (non infieriamo sul fatto che ad oggi c’è solo un ristretto studio francese che da ragione della tecnica. Un po’ poco per spacciare il metodo come ciò che ci salverà dai tumori):

Iset pur isolando cellule cancerose circolanti non ci dà nessuna informazione sull’origine e sulle caratteristiche del tumore. Caratteristiche che andrebbero comunque indagate in un secondo momento attraverso altre analisi specifiche

La presenza di cellule cancerose nel sangue non significa che c’è per forza un tumore. Il nostro sistema immunitario infatti può fermare sul nascere la presenza di eventuali cellule anomale. Non solo, proprio grazie ad esso non tutte le cellule tumorali danno per forza origine a metastasi in quanto vengono eliminate prima che possano invadere altri tessuti

Molto spesso quando si arriva ad ad avere cellule tumorali circolanti nel sangue significa che il tumore ha raggiunto una massa tale da poter essere individuato attraverso tecniche diagnostiche quali TAC, ecografia e risonanza magnetica

LE ANALISI DEL SANGUE SERVONO A MONITORARE IL CANCRO, NON A DIAGNOSTICARLO

A scanso di equivoci: Iset non è una truffa. E’ una tecnica di tutto rispetto che però è ferma al 2000. Oggi grazie ad un prelievo di sangue non si va più a cercare grossolanamente una cellula tumorale bensì i suoi biomarcatori (Dna, microRNA ecc…), ovvero le sostanze che il tumore rilascia. Molecole che ci dicono in maniera molto precisa quale tumore abbiamo davanti. La cosiddetta “biopsia liquida” Tecniche ancora in via sperimentale che però già ora possono essere sfruttate per monitorare l’evoluzione del tumore e la risposta alle terapie (qui, se volete approfondire).

GIORNALISTA SCIENTIFICO CHI?

Cosa imparare dunque da tutta questa vicenda? Che lotta ai tumori non la si fa pubblicando libri. Che se una tecnica o una cura è realmente rivoluzionaria non ha eco solo in Italia ma dovrebbe stare su tutti i quotidiani del mondo.  Che basta avere un abile ufficio marketing. Che oggi più che mai il giornalismo è morto. Sì, proprio quest’ultima affermazione è la più vera: perché si decide di dare spazio a notizie del genere senza offrire una chiave di lettura critica? Oggi editori e direttori dei giornali dovrebbero essere maggiormente consapevoli della pericolosità di certe informazioni errate in ambito di salute. Informazioni distorte che non vengono affatto pubblicate da “siti alternativi” ma che trovano spazio su testate che avrebbero il compito di offrire al lettore un’informazione seria, certa, verificata e contestualizzata. Un’informazione che dovrebbe essere fatta da chi ha competenza in materia e non dal primo che è di turno in redazione.

OGGI GLI ESAMI DI ROUTINE CI SALVANO LA VITA

Dire che attraverso un test del sangue è possibile fare diagnosi precoce di tumore è un’affermazione molto pericolosa. Oltre essere un’utopia questa “sparata” rischia di far passare in secondo piano importanti esami già oggi fondamentali per individuare un tumore. Andate a dirlo a chi oggi si è salvato grazie ad una mammografia, ad un controllo dei nei, ad una colonscopia… Nella scienza diffidiamo sempre da chi propone soluzioni semplici a problemi complessi. Il cancro è uno di questi.

Annunci
cancro, immunoterapia, tumori, vaccino

Vaccino universale contro il cancro: basta con il sensazionalismo

Schermata 2016-06-05 alle 18.07.41“Scoperto un vaccino universale contro il cancro”. Una notizia che farebbe sobbalzare chiunque dalla sedia, specialmente se quel chiunque ha un familiare che da tempo lotta contro un tumore. Eppure quella notizia è stata data, per la precisione la sera di mercoledì 1 giugno 2016. Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione o all’ennesima sparata di chi si occupa di “fare informazione”? Se non volete dilungarvi nella lettura di questo post ecco a voi la risposta: no, ad oggi non esiste nessun vaccino universale contro il cancro.

Il vaccino sviluppato da un gruppo di scienziati tedeschi –che non previene il cancro bensì lo attacca e dunque viene chiamato “vaccino terapeutico”- ha dimostrato essere efficace (studi effettuati sui topi e su 3 persone) in alcuni casi di melanoma agendo attraverso la stimolazione del sistema immunitario. Una strategia utilizzata da anni –l’immunoterapia- che oggi ha già portato sul mercato diversi farmaci in grado di cambiare la storia di diversi tumori. Non è un caso che proprio in questi giorni, al congresso ASCO -il più importante appuntamento nella lotta al cancro-, gli oncologi di tutto il mondo siano a discutere di immunoterapia.

La vera novità dello studio tedesco pubblicato su Nature è nella modalità con cui viene stimolato il sistema immunitario, teoricamente valido per qualunque tumore. Un approccio promettente –ancora in gran parte da valutare- che al momento è ancora ben lontano dall’essere considerato cura universale. Perché allora tutta questa enfasi per la notizia da parte dei media nostrani? L’interesse dei media per la vicenda è iniziato in mattinata quando le agenzie stampa (ANSA ecc…) hanno cominciato a divulgare sotto embargo (per i profani, si tratta di comunicare in anteprima ai giornali una news che uscirà ufficialmente qualche ora dopo) la notizia dal titolo “scoperto un vaccino universale contro il cancro”. Con un “lancio di agenzia” del genere le redazioni sono entrate in fibrillazione. Una notizia troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Purtroppo però, come sempre più spesso accade, il tempo per approfondire è sempre meno e la presenza di interna di giornalisti qualificati del settore è al minimo storico. Risultato? Alle ore 19, alla scadenza dell’embargo, telegiornali e siti web annunciavano la notizia “bomba”.

Prevedendo che sarebbe andata in questo modo ho provato a cercare sui media esteri traccia della notizia. In fondo una news del genere dovrebbe comparire su tutti i siti web del mondo. Ricerca vana, non una riga sul New York Times, qualche articolo che riporta la scoperta -giustamente- senza troppo sensazionalismo. La mattina seguente, il 2 giugno, stessa storia. Molti quotidiani hanno dedicato uno spazio in prima pagina alla notizia. Una delle poche eccezioni -tra i giornali cartacei- è Repubblica, a lei il merito di aver dedicato solo poche righe -senza richiamo in prima- raccontando la notizia per quella che è, un buono e promettente studio.

Credo che il primo compito di un giornalista che si occupa di salute sia quello di non creare facili illusioni in chi legge, specialmente se si scrive di patologie come il cancro. Per scrivere di salute occorre avere quelle competenze che ti consentano di contestualizzare ciò che stai raccontando. Finché dai notizia del nuovo laser che ti permetterà di non fare più la ceretta è un conto, per altri argomenti meglio lasciare perdere il sensazionalismo. Lo si faccia almeno per rispetto di chi oggi sta affrontando la malattia. La ricerca avanza per piccoli passi. Diffidare da chi vuol far credere che basti una soluzione semplice ad un problema molto complesso. Per quelle ci hanno già pensato Di Bella e Vannoni. Non mettiamoci ora anche noi giornalisti.

Per maggiori approfondimenti sulla notizia a questo link potete trovare un mio articolo, pubblicato da Fondazione Veronesi, in cui cerco di contestualizzare la notizia del “vaccino universale:

http://www.fondazioneveronesi.it/articoli/oncologia/vaccino-universale-contro-il-cancro-bufala-o-verita/

cancro, m5s, Uncategorized, wifi, wireless

Wi-fi dannoso? Lo è di più la disinformazione

wifiVia i routers e addio al segnale che si diffonde più rapidamente e senza fili. A deciderlo è stato Livio Tola, sindaco del paese di Borgofranco d’Ivrea “simpatizzante M5S” (Corriere della Sera riporta la sua candidatura nel 2013, con il Movimento 5 Stelle, come consigliere comunale ad Ivrea). Il motivo? Principio di precauzione, non siamo in grado di dire con certezza se le onde elettromagnetiche siano dannose oppure no, abbiamo letto molte cose in proposito sul web. Un po’ come dire “i treni possono investire i pedoni, vietiamoli”. Al di là di questa estremizzazione la notizia del presunto wi-fi dannoso si basa su un concentrato di due “pseudobufale” che girano sul web da diversi anni.

Pseudobufale perché nei testi che circolano ci sono molte informazioni che non tornano. Si citano presunti esperti che tali non sono, documenti inesistenti, risultati di esperimenti sui campi elettromagnetici prodotti dalle antenne radar e dalle antenne utilizzate per le comunicazioni con cellulari spacciandoli poi per router casalinghi. Il lettore, di fronte a così tante informazioni, rimane giustamente disorientato. Ma cosa dice la scienza, quella fatta in modo serio e con rigore, a proposito di tecnologia wireless?

Ad oggi, secondo i documenti prodotti dall’OMS, non è stato dimostrato nessun effetto nocivo per la salute causato dal wifi. Per contro il massimo ente ha classificato le comunicazioni delle frequenze dei cellulari come potenzialmente cancerogene. Gli unici dati dunque che correlano un potenziale danno fanno riferimento ai cellulari e in determinate condizioni, ovvero con un uso prolungato di diverse ore al giorno e a diretto contatto con l’orecchio e il cranio.

Ciò si verifica perché mentre per gli apparecchi wireless la potenza di trasmissione è intorno a qualche centianaio di mW, quella del cellulare può arrivare intorno ad un Watt. Non solo, mentre il telefono eroga una potenza costante il wireless ha un segnale discontinuo, emette solo quando deve trasmettere dei dati. Infine è utile ricordare che ci sono tanti altre apparecchiature elettroniche –dal telecomando della TV o del cancello al forno a microonde- che generano campi elettromagnetici, quando in funzione, ben superiori al router.

La posizione della scienza dunque è chiara: non ci sono prove che la tecnologia wireless sia dannosa. Come per tutti gli agenti potenzialmente dannosi –come i campi elettromagnetici a radiofrequenza- è la durata, la potenza e la quantità a determinarne l’effetto. Non contestualizzare gli “esperimenti” citati da presunti articoli che mettono al bando la tecnologia wireless e sovrapporre dati di tecnologie potenzialmente più dannose non fa altro che creare ancor più paura ingiustificata. Prima di prendere delle decisioni drastiche bisognerebbe conoscere ciò di cui si parla.

bufale, cancro, facebook, piccioni, vaccini

Forse i piccioni riescono a leggere tutto l’articolo

piccioniSono convinto che se un articolo fosse scritto con parole a caso in pochi se ne accorgerebbero, almeno su Facebook. Mi spiego: nei giorni scorsi ho pubblicato una notizia curiosa riguardante la capacità dei piccioni (sì, i topi del cielo, quelli che vivono ovunque) di discriminare fotografie di tessuti sani da quelle in cui è presente un tumore. Una ricerca bizzarra, non una bufala, che può però insegnare molto.

Già in passato diversi animali si sono dimostrati capaci di riconoscere la presenza di cellule tumorali semplicemente attraverso l’olfatto. I cani molecolari, quelli che cercano le tracce delle persone scomparse, non li ho inventati di certo io. Studiando le straordinarie caratteristiche di questi animali l’uomo può cercare di riprodurre in versione “elettronica” ciò che avviene in natura. Cani e piccioni non andranno mai in corsia ma il loro studio potrà aiutarci a sviluppare macchine più precise.

Tutto questo lo spiego nell’articolo. C’è un però. A leggere i commenti –anche pesanti- che piovono su Facebook sembra quasi che il pezzo non sia mai stato letto. Il titolo –non realizzato dal sottoscritto- recita: “La diagnosi di tumore la farà un piccione”. Seppur forzato è il miglior modo per incuriosire il lettore. Il problema però, visti i commenti, è che oltre il titolo non si va. Che tristezza, nemmeno la fatica di un click e 60 secondi di lettura. Sono quel genere di utenti però che tutto sanno sui vaccini e sul cancro.

cancro, fukushima, tiroide

Fukushima, cancro alla tiroide e mezze notizie

Con il cancro non si scherza. A maggior ragione se ci sono di mezzo dei bambini. Allora titoli come “Aumentano i tumori tra i bambini di Fukushima” non stanno proprio in piedi. Raccontano mezze verità. Così come non bastano per dare un’informazione corretta le poche righe di spiegazione.

Partiamo dai fatti: uno studio dell’Università di Okayama (e parte della squadra che dal 2011 testa 370,000 bambini nella regione di Fukushima con regolarità) prova che le incidenze di cancro sono da 20 a 50 volte superiori alla media. Posto che i numeri siano veri (non trovo ancora lo studio) si tratta di un numero di bambini relativamente basso. Chi riporta la notizia parla di 137 casi.

Vero, l’incidenza è aumentata. Probabilmente non è dovuto a maggiori attività di screening anche se è dimostrato che l’aumento di diagnosi di tumori della tiroide sia dovuto a un incremento della sorveglianza. Non solo quando si diagnosticano tumori in soggetti che non presentano sintomi è possibile che vengano inclusi anche casi che, seguendo la propria storia naturale, non si sarebbero manifestati. Ammetiamo comunque sia colpa di Fukushima. Ha senso dire che il disastro sta facendo ammalare di tumore i bambini?

Pare quasi uno scenario apocalittico. In realtà sono 137 casi registrati ad oggi (poi si indica un vago “in aumento”). Quanti sono i bambini a Fukushima? Che cos’è un cancro alla tiroide? Allora ridimensioniamo la notizia. Iniziamo dal dire che da tumore alla tiroide si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi. Ma soprattutto evitiamo il messaggio “La malattia può essere controllata con farmaci ed è raramente fatale, ma i farmaci devono essere assunti in modo permanente”.  Perché quei farmaci non tengono a bada il tumore. Il tumore non c’è più. Servono solo a sostituire la funzione della tiroide.

alimentazione, autismo, cancro, latte, utismo

Latte, autismo e cancro: la bufala è servita

Vaccini addio. Questa volta ce la prendiamo con il latte, quello che causa l’autismo, i tumori, la sterilità… Sul web si legge di tutto. In televisione idem. Medici improvvisati, grandi estimatori delle dieta del gruppo sanguigno, lo etichettano come il “male”. Eppure la scienza, quella fatta con criterio -e per questo richiede tempo-, non dice esattamente questo. Ai “re” della condivisione facile dei link su Facebook consiglio di leggere lo “Speciale Latte” realizzato da me e dal collega Fabio Di Todaro. Così, per parlare con cognizione di causa:

L’autismo fra falsi colpevoli e verità

Latte e cancro: cosa ne sappiamo?

La dieta dei gruppi sanguigni: un falso scientifico

asco, cancro, immunoterapia, Uncategorized

Cancro: cosa è cambiato in 50 anni di ricerca?

ascLa scorsa settimana si è svolto a Chicago il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante meeting a livello internazionale dedicato all’oncologia. Un appuntamento, giunto alla sua 50esima edizione, in cui si è fatto il punto della situazione nella lotta al cancro. Decenni segnati da grandi successi e dal cambiamento epocale nell’approccio alla malattia. La chemioterapia, quando la chirurgia non può fare più nulla, non è la sola alternativa. Ecco le principali novità emerse dal meeting di quest’anno spiegate sulle pagine de La Stampa e Fondazione Veronesi:

Lotta al cancro: una partita che si gioca da 50 anni (La Stampa)

Tumore del polmone: la diagnosi in un soffio (Fondazione Veronesi)

Un vecchio farmaco protegge le donne operate al seno dalla menopausa precoce (Fondazione Veronesi)

Una nuova arma per il tumore del triangolo maledetto (La Stampa)

Immunoterapia: la nuova arma per combattere i tumori (La Stampa)