Morire di parto: la realtà non è l’effetto pitbull. Lo dicono i numeri

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Perché tutto ad un tratto l’Italia è diventata una nazione dove è pericoloso partorire? La domanda -leggendo i giornali di questi giorni, ben 5 giovani madri decedute- è più che lecita ma sbagliata in partenza. I fatti di cui siamo venuti a conoscenza in realtà seguono una logica precisa del mondo dell’informazione: l’effetto pitbull. Diversi anni fa, proprio parlando di una sfortunata serie di giovani madri morte di parto, l’ex direttore de La Stampa descriveva così il fenomeno:

L’effetto pitbull si ha quando una serie di fatti – che possono andare dagli incidenti del sabato sera ai sassi tirati sulle auto o sui treni, agli atti di bullismo a scuola, fino appunto ai cani che mordono i bambini – per coincidenza si ripetono in uno spazio di tempo ravvicinato creando un effetto di allarme e di iper-attenzione. A quel punto i giornalisti morbosamente vanno alla caccia di ogni episodio possa confermare il trend e trova nei cittadini e nei politici degli alleati naturali pronti a denunciare qualunque episodio, anche il più piccolo, anche il più vecchio. A questo si aggiunge un effetto emulazione che gonfia i fenomeni. Dopo qualche settimana prevale uno stato di nausea e stanchezza: il filone perde d’interesse e viene abbandonato. Ma non è che ogni giorno non ci siano cani che mordono o ragazzi che infastidiscono i compagni di classe.

Ogni giorno veniamo bombardati di notizie, il tempo che dedichiamo ad una lettura approfondita è sempre meno e nell’era del “più click fai, meglio é” per le redazioni è sempre più difficile fare informazione di qualità. Domandarsi perché così tante morti in sala parto è più che ragionevole ma si tratta di una domanda frutto di una mancata contestualizzazione del fenomeno. Compito dei mezzi di informazione è quello di dare una chiave di lettura a ciò che accade. Così facendo si scoprirebbe che in realtà l’Italia rimane uno dei Paesi più sicuri dove partorire.

Nonostante i dati non siano sempre concordanti le statistiche dicono che nella nostra nazione la mortalità materna al parto è pari a 4 donne su 100 mila (alcuni studi affermano invece 10 su 100 mila). Considerando che in Italia avvengono circa 500 mila parti ogni anno nella migliore delle ipotesi i decessi saranno 20, quasi due al mese. Un numero perfettamente in linea con quanto accade nella realtà: secondo i dati rilasciati dall’Istituto Superiore di Sanità le donne morte di parto negli ultimi due anni sono state 39. Morti che spesso non finiscono sui giornali. Indagare su quanto accaduto in queste ultime settimane è doveroso ma è sbagliato pensare ci sia un’emergenza. Sono i numeri a dirlo. L’emergenza è solo nei giornali e presto sarà un lontano ricordo sino alla prossima serie sfortunata che ci riproporrà l’effetto pitbull.

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Coliche del neonato: bocciati i probiotici

Caucasian Baby BoyMettilo a pancia in giù, non dargli da mangiare la mela, prova a saltellare… Ognuno ha le sue teorie per fare passare le coliche del neonato. Una di queste è la somministrazione di probiotici. Una moda che forse, complice uno studio pubblicato dal British Medical Journal, potrebbe finire nel dimenticatoio. Perché i probiotici, somministrati a casaccio, non sembrerebbero proprio essere un toccasana per il neonato. Lo spiego in un articolo su La Stampa. Clicca qui 

Nascite premature: ecco come prevenirle

Un caso limite. Una bimba nata dopo sole 24 settimane di gestazione e dal peso piuma di 240 grammi. Stiamo parlando della neonata statunitense che venne alla luce a Los Angeles lo scorso 30 agosto. A distanza di 5 mesi, la piccola ha potuto finalmente abbandonare l’ospedale dopo aver raggiunto il peso ottimale di 2,2 chilogrammi. Questa storia a lieto fine riaccende i riflettori sulle nascite premature. Secondo gli ultimi dati OMS il problema dei nati pre-termine, cioè prima della 37/a settimana di gestazione, riguarda ogni anno nel mondo circa 13 milioni di bambini, 40 mila solo in Italia, pari al 6,9% delle nascite che avvengono nel nostro paese. Escludendo i parti gemellari e quelli derivanti da fecondazione assistita, dove il tasso di nati prematuri è alto (50% e 30% rispettivamente), gli stili di vita possono giocare un ruolo importante. Ne abbiamo parlato con la professoressa Iolanda Minoli, scienziata di fama mondiale che ha creato alla fine degli anni ’60 in Italia nella Maternità Macedonio Melloni di Milano, la prima Divisione di Patologia Perinatale unitamente alla Unità Neonatale di Terapia Intensiva. In questa Divisione, divenuta centro di riferimento internazionale per l’assistenza dei neonati a rischio, ne vennero assistiti più di 15.000 provenienti dall’Italia e dall’estero. Leggi tutto