Scarsa igiene orale e malattie cardiache: non c’è nessuna relazione

Sono moltissimi gli studi che mostrano come la scarsa igiene orale sia uno dei fattori chiave nella genesi delle malattie cardiovascolari. A detta degli autori ci sarebbe una perfetta relazione causa-effetto. Ma secondo l’ American Heart Association ciò non sarebbe per nulla vero. A dirlo è una loro analisi basata sulla revisione di oltre 500 studi. Ecco il mio pezzo su La Stampa:
Clicca per visualizzare il pdf

TBC: perchè è resistente ai farmaci?

Nei giorni scorsi, la notizia della scoperta avvenuta in India di un microrganismo resistente a qualsiasi farmaco anti-tubercolosi, ha destato non poche preoccupazioni anche nel nostro paese. Secondo le autorità indiane sarebbero già una dozzina i casi accertati. Allarmismo giustificato?

IL CASO INDIA- Lo stato asiatico rappresenta il paese per eccellenza in relazione al numero di malati di tubercolosi. Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’India è la nazione che fa registrare il più alto numero di casi di TBC e quasi 1000 decessi al giorno. A far scattare l’allarme, in un paese già così colpito da questa piaga, è stato l’isolamento di un nuovo ceppo batterico resistente ai farmaci attualmente in uso. «Il Mycobacterium tubercolosis isolato in India fa parte di una categoria di microrganismi che noi chiamiamo TDR (Totally Drug Resistant), ovvero resistenti a tutti i farmaci disponibili sul mercato. Il dato importante è che la resistenza è stata testata in vitro a partire dai fluidi biologici dei malati. Il vero problema è capire se esiste una correlazione per tutti i farmaci tra la risposta clinica e il saggio in vitro» spiega la dottoressa Daniela Cirillo, responsabile dell’unità Emerging Bacterial Diseases dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Leggi tutto

Infezioni da Escherichia coli: sconfiggerle con il manganese

Lo scorso giugno ha destato non poca preoccupazione l’infezione causata dal microrganismo Escherichia coli. Nella sola Germania, epicentro del focolaio, si sono registrati più di 2500 casi e 45 decessi. Un’epidemia non prevedibile che ha lasciato disorientati anche gli addetti ai lavori. Spenti i riflettori per qualche mese, l’Escherichia coli torna alla ribalta grazie ad uno studio pubblicato dalla rivista Science. Secondo gli scienziati della Carnegie Mellon University di Pittsburgh (Stati Uniti), la tossina prodotta dal microrganismo potrebbe essere facilmente combattuta con un elemento chimico abbondante e a basso costo: il manganese. Leggi tutto

Tubercolosi: la prevenzione è la miglior difesa

La tubercolosi continua a colpire. Nei mesi scorsi ha suscitato scalpore la notizia dell’infermiera del Policlinico Gemelli di Roma che avrebbe infettato diversi neonati. Poco tempo dopo è toccato ancora a del personale sanitario. A Torino sono risultati positivi al test per la TBC 5 studenti di Medicina dell’Ospedale “Le Molinette”. Un ritorno della malattia? Come dichiara il professor Umberto Veronesi, «Sulla tubercolosi bisogna avere il coraggio di dichiarare lo stato di massima allerta e agire di conseguenza. Se è vero che in Italia l’incidenza della malattia non è alta, è anche vero che bisogna attuare con diligenza le misure di prevenzione». La TBC infatti continua a mietere nel mondo milioni di morti ogni anno. Una malattia tutt’altro che sconfitta: dall’India giunge notizia di un ceppo resistente a qualunque farmaco. Leggi tutto

Vino contraffatto: un test italiano per identificarlo

Da un mio articolo su ilsussidiario.net (link all’articolo originale)

Il residuo che si forma sul fondo delle bottiglie di vino non sembra piacere ai consumatori. Per questa ragione i grandi produttori vinicoli hanno da tempo trovato il modo per eliminare il problema. Il processo adottato viene tecnicamente definito con il termine di “chiarificazione”. Le sostanze che vengono utilizzate maggiormente a tale scopo sono la caseina, per quanto riguarda i vini bianchi e l’ovalbumina per i vini rossi.

I chiarificanti addizionati al vino, causando la formazione di un precipitato gelatinoso, sono in grado di catturare tutte quelle proteine presenti in sospensione nella bottiglia che vengono poi successivamente eliminate per filtrazione.

Circa la chiarificazione, una normativa della Comunità Europea impone dalla scorsa estate che su ogni etichetta venga indicato se il vino è stato oggetto di un trattamento artificiale e, in caso affermativo, che sia segnalata la quantità di residuo presente all’interno della bottiglia. Questo perché caseina e ovalbumina, proteine che derivano rispettivamente da latte e uova, sono sostanze potenzialmente allergeniche.

L’esame di laboratorio che attualmente viene adottato dall’Unione Europea per stabilire la quantità di agenti chiarificanti è il test ELISA (Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay, cioè dosaggio immuno-assorbente legato a un enzima). Esso è in grado di rilevare quantità sino ai 200 microgrammi per litro di bevanda. Il test però potrebbe essere sostituito a breve da una nuova tecnica messa a punto in un progetto, finanziato dalla Fondazione Cariplo, dal gruppo di ricerca del professor Pier Giorgio Righetti del Dipartimento di Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “G. Natta” presso il Politecnico di Milano.

La metodica, chiamata CPLL (Librerie Combinatoriali di Ligandi Peptidici), è in grado di rilevare quantità prossime a 1 microgrammo per litro di vino, ben 200 volte inferiori al test in uso attualmente. I risultati delle analisi sono stati pubblicati dalla rivista Journal of Proteomics.

«Analizzando diversi vini bianchi e rossi abbiamo riscontrato residui compresi tra i 20 e gli 80 microgrammi. Quantità che di certo non causano shock anafilattici ma che possono essere causa di malesseri di varia natura. Vini, che secondo quanto dichiarato dai produttori, non dovrebbero contenere tracce di sostanze chiarificanti poiché eliminate attraverso il processo di filtrazione» dichiara il professor Righetti.

La tecnica sviluppata consiste nella preparazione di piccole sfere contenenti sulla superficie dei peptidi lunghi sei residui amino-acidici. Queste, poste nel liquido da analizzare, fungono da esca alle proteine presenti nel liquido. Ciò permette di catturare tutte le proteine in sospensione  e di calcolarne l’esatta quantità.

Oltre ad aver individuato minime tracce di agenti chiarificanti, l’analisi del gruppo milanese effettuata su alcuni vini rossi dell’annata 2009 ha permesso di riscontrare anche delle tracce di proteine provenienti da funghi patogeni. «La tecnica da noi sviluppata rappresenta dunque un’arma in più per il consumatore. Spero che le associazioni di settore e la Comunità Europea, venendo a conoscenza della nuova metodologia d’indagine, possano tenerne conto per analisi future volte a tutelare la salute del consumatore» conclude Righetti.

MEDICINA/ Cancro al colon: saranno i batteri a prevederlo?

Un mio articolo tratto da ilsussidiario.net
batt

Link all’articolo originale

Spesso ne vediamo solo gli effetti negativi, ma in realtà senza di essi non potremmo vivere. Stiamo parlando dei batteri, fondamentali nel tratto digerente per la buona digestione ma anche potenzialmente correlati nello sviluppo dell’obesità e di disturbi gastrici, come abbiamo già avuto modo di scrivere qualche mese fa sempre su queste pagine.

Secondo uno studio a opera dei ricercatori della University of North Carolina (UNC), un’alterazione nella loro composizione a livello intestinale potrebbe essere associata allo sviluppo del cancro al colon.

Questo genere di cancro rappresenta la seconda causa di morte al mondo per tumore. Ogni anno in Italia si verificano 40 nuovi casi su 100 mila abitanti. Attualmente la diagnosi è basata sulla presenza di sangue occulto nelle feci e successiva colonscopia. Diagnosticare in maniera tempestiva la malattia è di fondamentale importanza poiché questo tumore presenta uno sviluppo molto lento.

Per questa ragione, prima viene fatta la diagnosi e maggiormente positive saranno le cure al malato. Lo studio di nuove forme di diagnosi precoce rappresenta dunque un obbiettivo importante nella lotta a questo tipo di cancro.

La ricerca, pubblicata dalla rivista Gut Microbes, ha preso in esame le biopsie di 45 pazienti sottoposti a colonscopia. Analizzando la flora batterica presente nei reperti, i ricercatori hanno evidenziato una netta differenza nella composizione batterica tra le persone che presentavano la malattia negli stadi iniziali rispetto a quelle sane. In particolare, i batteri più abbondanti trovati nei malati rispetto ai sani sono quelli appartenenti al gruppo dei Proteobatteri, come il noto microrganismo Escherichia coli.

«Non è ancora chiaro se sia lo squilibrio batterico a causare il cancro o se è quest’utlimo a provocare la differente composizione» spiega Temitope Keku, professore presso l’UNC e autore dello studio. Attualmente il suo team di ricercatori è al lavoro per verificare quale delle due ipotesi sia corretta. Per fare ciò si stanno utilizzando dei modelli animali in cui è possibile far crescere selettivamente alcuni microrganismi e non altri, per poi valutare se siano in grado di sviluppare la malattia.

La scoperta apre ora le porte a una possibile applicazione ai fini di diagnosi precoce. Essa rappresenta infatti uno dei punti fondamentali nella lotta ai tumori. La diagnosi precoce, efficace solo per alcuni tipi di tumori come questo, consiste nel cogliere la malattia nella fase iniziale del suo sviluppo in modo da intervenire con tempestività.

Non significa quindi non ammalarsi ma avere maggiori possibilità di cure e quindi di guarigione. I tumori individuati in fase precoce sono guaribili in altissima percentuale con cure poco invasive e salvaguardando la qualità di vita di chi ne è colpito.

«In questo momento stiamo espandendo l’analisi a 600 persone per migliorare i dati dello studio» spiega Keku. L’ultimo step prima che le nuove analisi possano diventare metodo di screening è verificare se le differenze nella composizione batterica siano riscontrabili anche nelle feci.

Se fosse realmente così, è possibile pensare uno screening di massa, poco invasivo rispetto alla colonscopia e in aggiunta all’analisi del sangue occulto nelle feci, che valuti la presenza di questi microrganismi in modo da diagnosticare l’eventuale tumore in maniera precoce. Ciò aumenterebbe la sopravvivenza a questo temibile nemico.

MEDICINA/ Le cause dell’obesità? Cercatele nella flora intestinale

Un mio articolo tratto da ilsussidiario.net

Link all’articolo originale

Sempre più spesso l’obesità viene definita come una malattia tipica della società del benessere. I medici peraltro parlano di obesità quando vi è un eccessivo accumulo di tessuto adiposo che porta il valore di indice di massa corporea superiore a 30. Aldilà di questo dato tecnico, gli individui obesi sono accomunati da tutta una serie di patologie correlate più o meno gravi come malattie cardiovascolari, ictus, diabete e anomalie alle articolazioni.

Il costo sociale dell’obesità è enorme: in alcuni Paesi europei raggiunge l’1% del prodotto interno lordo e rappresenta il 6% della spesa sanitaria diretta. Non solo: i costi indiretti dovuti alle morti premature, alla riduzione della produttività lavorativa e ai relativi guadagni sono doppi rispetto a quelli diretti. Uno studio spagnolo ha evidenziato come questa nazione spenda per l’obesità circa 2,5 miliardi di euro ogni anno.

Le cause dell’obesità sono molte. In particolare questa patologia è quasi sempre associata a una eccessiva e cattiva alimentazione che va ad aggiungersi a uno stile di vita sedentario. Esistono però altre concause che aiutano a sviluppare la malattia. Oltre alle disfunzioni ormonali e alle alterazioni della psiche del malato, prende sempre più piede l’ipotesi che l’obesità sia causata anche dalla microflora dell’intestino.

Un recente studio di un gruppo di ricerca della Emory University di Atlanta (Stati Uniti), pubblicato dalla rivista Science,è riuscito a indurre un aumento dell’appetito e l’insulino-resistenza (caratteristiche dell’obesità) trasferendo dei microrganismi dell’intestino da un topo obeso ad uno sano. Questo risultato conferma ulteriormente l’ipotesi che vede nei microrganismi una possibile causa dell’obesità. Infatti, studi recenti hanno evidenziato come tra uomini sani e uomini obesi vi sia una netta differenza nel numero e nelle specie di microrganismi che popolano l’intestino.

Sempre più spesso l’obesità viene definita come una malattia tipica della società del benessere. I medici peraltro parlano di obesità quando vi è un eccessivo accumulo di tessuto adiposo che porta il valore di indice di massa corporea superiore a 30. Aldilà di questo dato tecnico, gli individui obesi sono accomunati da tutta una serie di patologie correlate più o meno gravi come malattie cardiovascolari, ictus, diabete e anomalie alle articolazioni.

Il costo sociale dell’obesità è enorme: in alcuni Paesi europei raggiunge l’1% del prodotto interno lordo e rappresenta il 6% della spesa sanitaria diretta. Non solo: i costi indiretti dovuti alle morti premature, alla riduzione della produttività lavorativa e ai relativi guadagni sono doppi rispetto a quelli diretti. Uno studio spagnolo ha evidenziato come questa nazione spenda per l’obesità circa 2,5 miliardi di euro ogni anno.

Le cause dell’obesità sono molte. In particolare questa patologia è quasi sempre associata a una eccessiva e cattiva alimentazione che va ad aggiungersi a uno stile di vita sedentario. Esistono però altre concause che aiutano a sviluppare la malattia. Oltre alle disfunzioni ormonali e alle alterazioni della psiche del malato, prende sempre più piede l’ipotesi che l’obesità sia causata anche dalla microflora dell’intestino.

Un recente studio di un gruppo di ricerca della Emory University di Atlanta (Stati Uniti), pubblicato dalla rivista Science,è riuscito a indurre un aumento dell’appetito e l’insulino-resistenza (caratteristiche dell’obesità) trasferendo dei microrganismi dell’intestino da un topo obeso ad uno sano. Questo risultato conferma ulteriormente l’ipotesi che vede nei microrganismi una possibile causa dell’obesità. Infatti, studi recenti hanno evidenziato come tra uomini sani e uomini obesi vi sia una netta differenza nel numero e nelle specie di microrganismi che popolano l’intestino.