Lotta al cancro: 5 cose da ricordare dopo ASCO 2018

Anche quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology), il più importante appuntamento a livello mondiale dedicato alla lotta ai tumori. Un’occasione unica per avere il polso della situazione sulle nuove cure per il cancro. Con oltre 40 mila partecipanti e 6 mila studi presentati è impossibile riassumere tutto in poche righe. Qui di seguito ecco 5 messaggi da ricordare dall’edizione 2018:

Cancro come malattia cronica

La premessa è d’obbligo. Non nascondiamoci, di cancro si muore ancora. La situazione però è cambiata radicalmente nel corso degli anni. Ci sono tumori che sino al decennio scorso, se diagnosticati tardi, lasciavano poche speranze. Un esempio è il melanoma: dai 9 mesi di aspettativa di vita media, oggi con l’immunoterapia 1 persona su 5 a dieci anni di distanza è qui a raccontare la propria storia. E i risultati sono destinati a migliorare. Così anche per il polmone. Sempre attraverso lo stesso approccio qualcosa comincia a muoversi. Volendo semplificare al massimo possiamo affermare che ogni anno con le nuove terapie si guadagnano mesi su mesi di vita. E così alcune forme di cancro da letali stanno diventando croniche.

Sfruttare le armi che si hanno a disposizione

Per arrivare a considerare il cancro una malattia cronica è fondamentale saper utilizzare le armi giuste al momento giusto. Chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia. Sempre di più l’oncologo sarà chiamato a scegliere con quale sequenza portare avanti queste cure a seconda del paziente che si ha davanti. Un esempio? Non sempre l’immunoterapia è la prima soluzione. Anzi… alle volte occorre prima iniziare una terapia target e poi passare all’immunoterapia e viceversa. Non solo, la chemioterapia non va in soffitta. Per alcuni tumori -come il polmone- l’effetto combinato di chemio e immunoterapia sta dando risultati importanti. Oppure nel melanoma sta accadendo che farmaci di vecchia generazione come l’interleuchina-2, se somministrati insieme all’immunoterapia, aumentano il numero di persone che rispondono positivamente alle terapie. Il messaggio dunque è chiaro: non esiste una regola comune.

Test genetici per orientare le terapie

Nella scelta di quali cure somministrare (o non) il ruolo dei test genetici sta diventando sempre più importante. Uno dei principali studi presentati al congresso è arrivato alla conclusione che per alcune forme precoci di tumore al seno la chemioterapia può essere evitata. L’indicazione su quando non farla la si ottiene grazie ad un test (OncotypeDX) che analizza l’espressione di 21 geni del tumore implicati nel rischio di recidiva. Ma lo studio presentato non è il solo.

La biopsia liquida non è la soluzione alla diagnosi precoce

Fino a prova contraria un semplice prelievo del sangue, ad oggi, non consente di fare diagnosi di tumore. Per ora rimane un sogno. Al contrario la biopsia liquida ci può dare chiare indicazioni su come si sta evolvendo la malattia e se le terapie stanno funzionando.

Car-T sì ma non per tutti i tumori

Recentemente la lotta ai tumori si è arricchita di una nuova arma. Una sorta di evoluzione dell’immunoterapia classica. Sono le Car-T, un insieme di tecniche che prevedono il prelievo delle cellule del sistema immunitario del paziente, la loro modifica in laboratorio e la successiva re-infusione affinché vadano ad attaccare il tumore. Il sistema, altamente sofisticato e costoso, al momento si è rivelato efficace in alcuni pazienti con tumori del sangue che non rispondono alle terapie classiche. Il messaggio è chiaro: le Car-T funzionano ma… sono destinate ad una nicchia ben ristretta.

Annunci

Melanoma: come fare prevenzione?

«L’obiettivo per il prossimo futuro è quello di sconfiggere il melanoma, renderlo un tumore a mortalità zero». Ad affermarlo è il professor Umberto Veronesi, senza troppi giri di parole. Un obiettivo dichiarato e alla portata se solo la prevenzione fosse effettuata in maniera corretta. Sono invece ancora troppo poche le persone che regolarmente tengono sotto controllo la propria pelle e che si rivolgono dal dermatologo, una volta all’anno, per una visita accurata.

DIAGNOSI PRECOCE- Il melanoma è un tumore della pelle la cui incidenza è cresciuta maggiormente negli uomini. È un tipo di cancro particolarmente aggressivo che ogni 12 mesi, nella sola Italia, fa registrare 7000 nuovi casi e 1500 decessi. Fortunatamente la stragrande maggioranza, circa l’85% dei casi, viene diagnosticato in fase precoce e quindi la probabilità di guarigione aumenta considerevolmente. «All’inizio del secolo scorso –spiega Umberto Veronesi- nessuno guariva da questa forma di cancro della pelle. Oggi invece grazie alla ricerca riusciamo a salvare circa l’80% dei malati. L’obiettivo però è arrivare al 100% e la strategia è semplice: ognuno di noi si deve abituare ad esaminare e a farsi controllare sistematicamente la propria pelle». Per fare ciò, un ruolo di fondamentale importanza lo svolgono i medici di base. «Ogni medico di famiglia –continua Veronesi- dovrebbe controllare la pelle dei suoi assistiti dai venti anni in su e, in caso di dubbio, mandarli immediatamente da uno specialista». Leggi tutto

Video: sai riconoscere un neo sospetto? (le indicazioni del dott. Santinami, vice direttore dell’Istituto Tumori di Milano)