Fare il giornalista (o corrispondente) oggi. Ecco come ti confeziono uno scoop

gender“Amare la verità più di se stessi”. Anni fa assistetti ad un incontro sul giornalismo che portava proprio questo titolo. Eviterò di dire dove e il nome dei relatori per non influenzare la lettura. Bene, da quel giorno ho pensato che quando sarei diventato giornalista quella frase mi avrebbe guidato. Pur con tutti i miei limiti cerco di farlo ma quando vedo che volutamente c’è chi cerca il contrario non posso evitare di sottolinearlo.

Mi spiego. Oggi c’è stata l’ennesima interpretazione di un messaggio privato del Papa. Senza farla troppo lunga il riassunto della vicenda è il seguente: Papa Francesco ha risposto (non lui, chi si occupa della comunicazione…) ad una lettera scritta dall’autrice di alcuni libri messi al bando dal comune di Venezia  in quanto giudicati inneggianti alla teoria gender. La scrittrice –senza postare il testo integrale della lettera- da felicemente notizia su Facebook dell’avvenuta risposta.

Subito la news rimbalza sui siti di molte testate (anche molto famose) e c’è chi si spinge addirittura ad affermare che il Papa avrebbe detto di “andare avanti” con questa attività. Proprio per il fatto che il pontefice si è già espresso duramente sulla questione “gender”, una notizia del genere sa tanto di bufala. La smentita arriva dalla Sala Stampa Vaticana con un comunicato (leggi qui).

Ciò che mi lascia davvero perplesso è il modo di operare di chi fa informazione. Uno si inventa totalmente delle dichiarazioni, gli altri a ruota copiano e incollano la notizia contribuendo alla sua diffusione. Dimenticavo: non si tratta della solita disputa “italiana”. La notizia è sbarcata anche sul The Guardian con un articolo a firma del proprio corrispondente. Già, figura magica quella del corrispondente… Oggi più che mai sembra che svolgere quel lavoro consista nel monitorare i siti di news del luogo per poi parafrasare gli articoli.

Ho chiesto all’autrice se avesse letto la nota della sala stampa. La risposta è stata disarmante: “la dichiarazione è stata pubblicata dopo il mio articolo”. Passano alcuni minuti e chiedo spiegazioni sul perché abbia scritto una notizia del genere. Risposta: “Il Guardian ha ricevuto la lettera direttamente da Pardi. Potresti scrivere al nostro giornale”. Un po’ contraddittorio… Replico: “ma tu l’hai letta visto che hai scritto l’articolo? C’è qualcosa che non torna. O nella nota vaticana o da voi”.

Sto aspettando risposta.

Avanti Savoia!

p.s inutile dire che la vicenda è una mera interpretazione di queste parole. Nella lettera, come precisa il comunicato, si legge: «Sua Santità, grato per il delicato gesto e per i sentimenti che lo hanno suggerito, auspica una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani». Sarebbe questo il sostegno alle attività editoriali dell’autrice?

p.p.s Aggiunta alle ore 17: L’articolo del Guardian non cambia il titolo ma scorrendolo si possono trovare 3 righe (a metà dell’articolo) in cui si cita la smentita vaticana. Proprio perché si tratta di una smentita ufficiale il pezzo si contraddice da solo. Ma si sa, ormai si leggono solo i titoli.

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Viva le differenze! Via le differenze

Schermata 2015-06-12 a 16.58.53«Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità».

Questa frase di Alexis Carrel credo che renda bene l’idea di quanto è accaduto in questi giorni in seguito ad uno spot dei pannolini Huggies per bambini. Andiamo con ordine: l’azienda statunitense ha da poco lanciato una nuova linea di pannolini che tiene conto delle differenze anatomiche dei piccoli. Chi ha un po’ di esperienza si sarà accorto che effettivamente adattare la superficie assorbente in base a come si fa pipì non è un’idea così malvagia. Fin qui tutto regolare, inegno della mente umana.

Per lanciare il prodotto Huggies ha pensato ad una pubblicità molto semplice. Nel video, tra varie situazione della vita quotidiana, c’è un bimbo che gioca a calcio e una bimba che si pettina… La voce fuoricampo afferma: “Lei penserà a farsi bella, lui a fare goal. Lei cercherà tenerezza, lui avventure. Lei si farà correre dietro, lui invece ti cercherà. Così piccoli e già così diversi”. Apriti cielo! Gli attivisti da divano -in questo caso da poltrona da scrivania Ikea- si indignano e propongono subito sul sito Change.org una petizione per chiedere l’immediata rimozione del sessista spot.

Il testo recita: “In uno spot pubblicitario vengono reclamizzati dei pannolini con una diversa distribuzione dell’assorbenza per apparato urogenitale maschile e femminile. Per sottolineare ciò, si confondono differenze anatomiche con differenze culturalmente imposte. Chiediamo che la réclame venga immediatamente ritirata, a favore di uno spot che possa spiegare l’utilità e l’innovazione di questo prodotto senza ricalcare stereotipi culturali”. (Oh, grazie alla petizione ho riscoperto il termine réclame, lo usava sempre mia nonna).

Su twitter ho scritto che chi si indigna per una pubblicità del genere deve avere qualche problema. Subito ha risposto un’attivista che si batte contro le “discriminazioni di genere” facendomi notare (viva #JeSuisCharlie) che i seri problemi li ho io perchè penso che le figlie debbano diventare “oche” e i maschi “competitivi”. Tento di replicare: lo spot non mi pare dica questo. Fermi un momento: casi patologici a parte chiedo, “qual è la donna a cui non piace essere bella?” Niente da fare, la risposta è “un conto è farsi bella, un altro è pensare a farsi bella come unico scopo nella vita. Lo spot incita al velinismo”. Chissà, qualche nostalgico avrà anche pensato che la colpa è di Berlusconi e della trash-TV… Cosa c’è di male se un bambino, giocando a calcio, sogna di diventare un professionista? Probabilmente l’attivista -non ho indagato- mi dirà che in realtà lo scopo del piccolo è quello di fare gol e guadagnare tanto per potersi permettere di girare con la Blasi (per chi non segue il calcio, quindi non è bifolco come il sottoscritto, parlo della moglie di Totti).

Ma solo io non ci vedo nulla di strano in questo spot? Mi spiego: è sessista e discriminante raccontare piccoli e diversi aspetti della vita quotidiana di un bambino e di una bambina? Non mi riferisco alle differenze anatomiche, su questo spero e credo non ci siano dubbi… A tutti sarà capitato di osservare i bambini giocare. “Ruspa, camion, trattore, lotta… mio mio”. “Mamma bella, capelli, bambola coccole”. “Le bambine? Bleah, che schifo!”. Osservandoli vedo già -sto parlando in maniera generale- quanto siano maschi e femmine già da piccolissimi. Affermare questo non significa discriminare e non significa essere sessisti. Significa osservare la realtà. Quella realtà che in alcuni casi può essere anche diversa. In questi giorni una collega mi ha fatto riflettere dicendomi che alle volte capita che un bambino possa essere preso in giro perchè indossa un cappello rosa del “Giro d’Italia”. I bambini su questo sono tremendi. Se mi prendi in giro per il rosa, caro bambino, sei un pirla e i tuoi genitori farebbero bene a dirtene quattro. Il problema è educativo: un piccolo che vuole andare a fare il ballerino -o una bimba che vuole tirare i calci al pallone- non deve essere discriminato e fatto sentire diverso.

C’è però una sottile differenza con quello che viene proposto nella pubblicità. Lo spot dice una grande ovvietà: le differenze ci sono e sono innegabili. Che ad un bambino piaccia il calcio e ad una bambina le bambole non mi pare sia imposto dalla cultura come qualcuno afferma. Che poi… imposto da chi? Da qualche entità astratta? Dal “sistema”? Dal nuovo ordine mondiale? Quando accade il contrario bisogna stare di fronte alla realtà sostenendo che non c’è nulla di male se una bambina ha deciso di andare a giocare a calcio. Cancellare le differenze con un colpo di spugna, rendendo uguale ciò che oggettivamente non è, è il miglior modo per non affrontare davvero il problema della discriminazione tra i sessi. Solo un’educazione che parte dall’osservazione delle differenze può salvarci dall’ignoranza che genera discriminazione e razzismo. L’educazione implica un lavoro faticoso, l’esistenza di un adulto che sappia trasmettere e comunicare le ragioni delle differenze. Togliere, azzerare e cancellare è più semplice…

Chiunque volesse approfondire l’argomento può farlo attraverso la lettura di due straordinari libri pieni di ovvietà -ma le ovvietà non sembrano più essere tali- a firma di Costanza Miriano. Oh, coprite la copertina prima di mettervi a leggere altrimenti in treno vedrete che discriminazioni. Si intitolano “Sposati e sii sottomessa” e “Sposati e muori per lei”… Intanto io quasi quasi mi collego a Change.org e chiedo una petizione per chiedere una legge che obblighi i produttori di giocattoli ad inserire obbligatoriamente negli spot -transformer, Barbie o quello che volete voi- un bambino e una bambina. Non si sa mai…