Forse i piccioni riescono a leggere tutto l’articolo

piccioniSono convinto che se un articolo fosse scritto con parole a caso in pochi se ne accorgerebbero, almeno su Facebook. Mi spiego: nei giorni scorsi ho pubblicato una notizia curiosa riguardante la capacità dei piccioni (sì, i topi del cielo, quelli che vivono ovunque) di discriminare fotografie di tessuti sani da quelle in cui è presente un tumore. Una ricerca bizzarra, non una bufala, che può però insegnare molto.

Già in passato diversi animali si sono dimostrati capaci di riconoscere la presenza di cellule tumorali semplicemente attraverso l’olfatto. I cani molecolari, quelli che cercano le tracce delle persone scomparse, non li ho inventati di certo io. Studiando le straordinarie caratteristiche di questi animali l’uomo può cercare di riprodurre in versione “elettronica” ciò che avviene in natura. Cani e piccioni non andranno mai in corsia ma il loro studio potrà aiutarci a sviluppare macchine più precise.

Tutto questo lo spiego nell’articolo. C’è un però. A leggere i commenti –anche pesanti- che piovono su Facebook sembra quasi che il pezzo non sia mai stato letto. Il titolo –non realizzato dal sottoscritto- recita: “La diagnosi di tumore la farà un piccione”. Seppur forzato è il miglior modo per incuriosire il lettore. Il problema però, visti i commenti, è che oltre il titolo non si va. Che tristezza, nemmeno la fatica di un click e 60 secondi di lettura. Sono quel genere di utenti però che tutto sanno sui vaccini e sul cancro.

Reperire le informazioni


Oggi i principali portali di informazione riportano la notizia della strage di Duisburg. Tra le vittime vi è anche una ragazza italiana di Brescia. Di lei ora sappiamo molto, dai suoi interessi alla sua musica preferita. In passato tutte queste informazioni sarebbero state fornite da parenti e amici. E oggi? Facebook. Invito a leggere le descrizioni fatte da Corriere della Sera e Repubblica. Questo mi ha portato a riflettere su quanto il fenomeno social network abbia cambiato anche il modo con cui fare giornalismo. A chi ha scritto questi due pezzi è bastato guardare il profilo personale della povera ragazza per farsi un’idea di chi fosse (con tutti i rischi del caso).