Forse i piccioni riescono a leggere tutto l’articolo

piccioniSono convinto che se un articolo fosse scritto con parole a caso in pochi se ne accorgerebbero, almeno su Facebook. Mi spiego: nei giorni scorsi ho pubblicato una notizia curiosa riguardante la capacità dei piccioni (sì, i topi del cielo, quelli che vivono ovunque) di discriminare fotografie di tessuti sani da quelle in cui è presente un tumore. Una ricerca bizzarra, non una bufala, che può però insegnare molto.

Già in passato diversi animali si sono dimostrati capaci di riconoscere la presenza di cellule tumorali semplicemente attraverso l’olfatto. I cani molecolari, quelli che cercano le tracce delle persone scomparse, non li ho inventati di certo io. Studiando le straordinarie caratteristiche di questi animali l’uomo può cercare di riprodurre in versione “elettronica” ciò che avviene in natura. Cani e piccioni non andranno mai in corsia ma il loro studio potrà aiutarci a sviluppare macchine più precise.

Tutto questo lo spiego nell’articolo. C’è un però. A leggere i commenti –anche pesanti- che piovono su Facebook sembra quasi che il pezzo non sia mai stato letto. Il titolo –non realizzato dal sottoscritto- recita: “La diagnosi di tumore la farà un piccione”. Seppur forzato è il miglior modo per incuriosire il lettore. Il problema però, visti i commenti, è che oltre il titolo non si va. Che tristezza, nemmeno la fatica di un click e 60 secondi di lettura. Sono quel genere di utenti però che tutto sanno sui vaccini e sul cancro.

Fukushima, cancro alla tiroide e mezze notizie

Con il cancro non si scherza. A maggior ragione se ci sono di mezzo dei bambini. Allora titoli come “Aumentano i tumori tra i bambini di Fukushima” non stanno proprio in piedi. Raccontano mezze verità. Così come non bastano per dare un’informazione corretta le poche righe di spiegazione.

Partiamo dai fatti: uno studio dell’Università di Okayama (e parte della squadra che dal 2011 testa 370,000 bambini nella regione di Fukushima con regolarità) prova che le incidenze di cancro sono da 20 a 50 volte superiori alla media. Posto che i numeri siano veri (non trovo ancora lo studio) si tratta di un numero di bambini relativamente basso. Chi riporta la notizia parla di 137 casi.

Vero, l’incidenza è aumentata. Probabilmente non è dovuto a maggiori attività di screening anche se è dimostrato che l’aumento di diagnosi di tumori della tiroide sia dovuto a un incremento della sorveglianza. Non solo quando si diagnosticano tumori in soggetti che non presentano sintomi è possibile che vengano inclusi anche casi che, seguendo la propria storia naturale, non si sarebbero manifestati. Ammetiamo comunque sia colpa di Fukushima. Ha senso dire che il disastro sta facendo ammalare di tumore i bambini?

Pare quasi uno scenario apocalittico. In realtà sono 137 casi registrati ad oggi (poi si indica un vago “in aumento”). Quanti sono i bambini a Fukushima? Che cos’è un cancro alla tiroide? Allora ridimensioniamo la notizia. Iniziamo dal dire che da tumore alla tiroide si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi. Ma soprattutto evitiamo il messaggio “La malattia può essere controllata con farmaci ed è raramente fatale, ma i farmaci devono essere assunti in modo permanente”.  Perché quei farmaci non tengono a bada il tumore. Il tumore non c’è più. Servono solo a sostituire la funzione della tiroide.

Latte, autismo e cancro: la bufala è servita

Vaccini addio. Questa volta ce la prendiamo con il latte, quello che causa l’autismo, i tumori, la sterilità… Sul web si legge di tutto. In televisione idem. Medici improvvisati, grandi estimatori delle dieta del gruppo sanguigno, lo etichettano come il “male”. Eppure la scienza, quella fatta con criterio -e per questo richiede tempo-, non dice esattamente questo. Ai “re” della condivisione facile dei link su Facebook consiglio di leggere lo “Speciale Latte” realizzato da me e dal collega Fabio Di Todaro. Così, per parlare con cognizione di causa:

L’autismo fra falsi colpevoli e verità

Latte e cancro: cosa ne sappiamo?

La dieta dei gruppi sanguigni: un falso scientifico

Immunoterapia: l’idea che diventa realtà

461303783Ricordo ancora quel giorno, era l’aprile del 2011. Io, giovanissimo e alle prime armi aspirante giornalista, vengo invitato a Parigi alla conferenza stampa organizzata da Bristol-Myer Squibb per l’annuncio dell’approvazione da parte dell’EMA del primo farmaco immunoterapico nella lotta al cancro. Confesso che nonostante gli studi in biologia la parola “immunoterapia” mi diceva ben poco. Sì, giusto un accenno ma non pensavo fosse già così avanti la ricerca. Da quel giorno è stato un susseguirsi di studi che hanno mostrato la bontà di questo approccio: scatenare le difese immunitarie per eliminare le cellule cancerose. Il melanoma ha fatto da apripista. Nei casi di metastasi avanzate la speranza di sopravvivenza era di 3 mesi. Oggi, in alcuni casi, i primi ad aver avuto accesso alla terapia sperimentale dieci anni fa sono ancora qui a raccontarlo. Al momento non c’è tumore che non veda sperimentazione con questo approccio. La testimonianza più diretta è il congresso ASCO di Chicago, il più importante evento mondiale dedicato all’oncologia clinica. La stragrande maggioranza dei lavori presentati riguarda proprio questa strada. Ora, proprio grazie all’immunoterapia, è da poco stato avviato uno studio per capire se l’approccio è valido anche nel gliobalstoma, un tumore cerebrale che spesso non lascia scampo. La speranza è di ripetere ciò che è accaduto per il melanoma. Magari, tra qualche anno, ci sarà nuovamente qualcuno a Parigi a raccontare dell’avvenuto successo. Per maggiori dettagli sulla sperimentazione leggi il mio approfondimento su fondazioneveronesi.it. Eccolo: Glioblastoma: una speranza chiamata immunoterapia

Cancro: cosa è cambiato in 50 anni di ricerca?

ascLa scorsa settimana si è svolto a Chicago il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante meeting a livello internazionale dedicato all’oncologia. Un appuntamento, giunto alla sua 50esima edizione, in cui si è fatto il punto della situazione nella lotta al cancro. Decenni segnati da grandi successi e dal cambiamento epocale nell’approccio alla malattia. La chemioterapia, quando la chirurgia non può fare più nulla, non è la sola alternativa. Ecco le principali novità emerse dal meeting di quest’anno spiegate sulle pagine de La Stampa e Fondazione Veronesi:

Lotta al cancro: una partita che si gioca da 50 anni (La Stampa)

Tumore del polmone: la diagnosi in un soffio (Fondazione Veronesi)

Un vecchio farmaco protegge le donne operate al seno dalla menopausa precoce (Fondazione Veronesi)

Una nuova arma per il tumore del triangolo maledetto (La Stampa)

Immunoterapia: la nuova arma per combattere i tumori (La Stampa)