giornalismo, immigrati, informazione, Vaticano

L’Italia che muta (Calabresi risponde ai lettori)

Da La Stampa

L’esortazione papale di accogliere tutti è pura utopia e i respingimenti non sono pretesti per la sicurezza, come ha accusato qualche vescovo. È vero che nella Bibbia è scritto di «accogliere l’orfano, la vedova e lo straniero», ma al singolare, non certo intere etnie! Mi si potrebbe far osservare che nel Libro non bisogna prendere tutto alla lettera, ma capire il significato nel suo contesto; allora potrei ribadire che quando Gesù invitava il giovane ricco: «… va’, vendi tutto quello che possiedi e dallo ai poveri…» non voleva certo dire che ciascuno debba vendere tutto e accogliere tutti i poveri! I vescovi, pastori degli umani greggi, invece di bacchettare le pecore, dovrebbero randellare quei lupi che, travestiti da agnelli, si nascondono tra quegli enti, stipendifici e imbrattacarte come l’Unicef, la Fao, l’Onu, il Parlamento Europeo, ecc. (lautamente foraggiati con le nostre tasse), diventati dei plantigradi e inutili alle iniziali intenzioni che si erano prefisse. Allo scopo sono nate, solo in Italia, centinaia di piccole e varie Ong in cui, anche qui, si sono poi intrufolati truffatori che, con la scusa degli aiuti a poveri, orfani e bisognosi di ogni categoria, rastrellano dal popolo continuamente fondi che non si sa bene quali strade e stradine prendano. Infine, gli immigrati che non trovano pane e lavoro come campano?
GIULIO MANTOVANI

Mi sembra difficile sostenere che oggi in Italia le Ong abbiano il monopolio delle truffe e dei raggiri (forse comincerei guardando altrove e le cronache quotidiane ci dicono anche dove) e che chi predica l’accoglienza vada messo all’indice. Aggiungo poi che se vescovi e parroci smettessero di predicare e mettere in pratica la carità allora farebbero bene a cambiar mestiere. Ho pubblicato la sua lettera perché mi trova in totale disaccordo, così come quella pubblicata pochi giorni fa in cui un lettore sosteneva che le donne che vengono picchiate o ridotte in fin di vita da un marito musulmano se lo meritano perché se lo sono cercate. Mi chiedo da giorni dove stiamo andando, perché siamo così drammaticamente smemorati e insensibili, noi popolo di emigranti e di cercatori di fortuna? Non ho mai amato il buonismo, non penso che si debba girare la testa dall’altra parte o giustificare e comprendere chi compie reati e non rispetta le nostre leggi, così come penso che la sicurezza dei cittadini sia uno dei pilastri della democrazia. Ma non comprendo questa cecità che improvvisamente oscura il lavoro di badanti, cuochi, operai, infermiere, idraulici e commercianti stranieri facendoceli considerare solo come una sciagura per la nostra società. Folle pensare di aprire le porte a tutti e di non chiedere rispetto di lingua e leggi e tradizioni italiane, ma folle anche non capire le opportunità che nascono da un’integrazione sana, in cui esistono patti rispettati e percorsi chiari e limpidi. Tenere ai margini o peggio nei sottoscala di una società chi lavora sodo e sogna un futuro migliore è cosa stolta e indegna.

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